“Il territorio di Pietrasanta che subì l’esondazione del fiume Versilia dopo la rottura di quei 70 metri di argine a San Bartolomeo rimase sotto l’acqua per alcuni giorni.
Pietrasanta fu divisa a metà. Una parte dove niente era accaduto o che comunque riprese a vivere in pochi giorni l’inizio dell’estate del ’96, e una parte che dovette svegliarsi velocemente da quell’incubo per cercare di tornare alla normalità il prima possibile, mettendo da parte quella emotività che faceva lavare e appendere al sole le fotografie di famiglia, e facendo invece emergere la parte razionale, a gettare mobili, abiti e oggetti di vita su enormi cataste di rifiuti ai lati delle vie.
Furono sommerse strade, case, attività commerciali, luoghi di lavoro e campi, e quando l’acqua iniziò ad abbassarsi, resto il fango, i detriti di ogni genere, la distruzione e i lutti.
E dopo il fango rimase la polvere. Tanta e finissima.
Per diverse settimane alcuni quartieri furono in “zona rossa”: non ci si poteva entrare con i mezzi se non si era residenti o soccorritori. Tra queste zone ci furono San Bartolomeo; la via Aurelia, dalla chiesa di Ponterosso al sottoferrovia di via Primo Maggio; via della Torraccia, via del Fossetto, viale Marconi, nella metà allagata; via Pisanica e via Bugneta.
Pochi furono i documenti filmati in quei giorni, vuoi perché non c’erano i cellulari come adesso e le videocamere non erano poi così frequenti; vuoi per una sorta di rispetto per le persone che subirono l’esondazione del fiume; vuoi perché non era possibile riprendere immagini di quelle case e quelle persone…vuoi perché, dopo un primo sgomento, la gente era arrabbiata. Tanto arrabbiata.
Ad oggi restano perlopiù fotografie e molte di queste furono fatte per presentare la denuncia dei danni subiti a corredo della richiesta di accesso ai ristori economici. Filmati di Pietrasanta di quei giorni ce ne sono veramente pochi.
Il filmato di Luca acquista quindi oggi un grande valore storico, divenendo memoria di ciò che fu il subito dopo, attraverso immagini, suoni, rumori e colori, raccolti da un ragazzo e suo padre con una videocamera, in sella ad un motorino, a riprendere i volti, i luoghi e le voci, nelle brulicanti attività del post alluvione del ‘96 a Pietrasanta, in quel tentativo di recuperare una normalità andata perduta.
Lo ringraziamo per averci dato la possibilità di proiettarlo pubblicamente per la prima volta, oggi.”
(letto da Andrea all’evento del 18 luglio)
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